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La musica può davvero migliorare le performance atletiche?

Nella storia dell’uomo la musica ha sempre avuto un ruolo fondamentale sia dal punto di vista psicologico che emotivo. Recenti studi scientifici, condotti da ricercatori di prestigiose università tedesche, sia inglesi che americane, hanno portato alla luce dei risultati estremamente interessanti che vanno oltre le aspettative previste. Dalle indagini, infatti, emerge che la musica avrebbe un ruolo decisivo nel miglioramento delle performance fisiche, mentali ed agonistiche degli atleti. Una delle ricerche più interessanti in questa prospettiva è stata condotta dagli studiosi dell’Institute for Sports Science di Hannover. Vediamo di cosa si tratta.

L’indagine dell’Institute for Sports Science

I ricercatori dell’università tedesca di Hannover nel Nord della Germania, hanno condotto un’indagine molto interessante volta a verificare l’impatto della musica nelle performance dei calciatori. Gli esiti della ricerca testimoniano uno stretto legame tra il tipo di musiche e di sound ascoltato dai giocatori poco prima di scendere in campo e le loro performance sul terreno di gioco. Gli esiti dell’indagine sono stati così interessanti che la Federazione tedesca di Calcio ha commissionato all’Università di Hannover ulteriori approfondimenti.

Nello specifico, i ricercatori tedeschi hanno analizzato le performance di 5 team di calcio ai quali è stato chiesto di giocare tre mini partite di 10 minuti ciascuna. Nella prima fase i giocatori sono scesi in campo senza aver ascoltato della musica. In un secondo step ad una squadra è stata fatta ascoltare la stessa musica tramite delle cuffiette in modo sincronizzato ed armonico mentre all’altra squadra sono state fatte ascoltare musiche con ritmi diversi. Nella terza fase si è invertito l’ascolto: alla squadra cui era stata proposta la stessa musica sono state fatte ascoltare canzoni diverse mentre ai calciatori che avevano ascoltato canzoni diverse è stata fatta ascoltare la stessa canzone.

I risultati delle performance sul campo delle due squadre hanno evidenziato che quando i giocatori ascoltano la stessa musica dimostrano maggior affiatamento e sincronia anche sul campo. L’impatto della musica sulle performance dei calciatori non si limita all’ascolto prima del match ma anche a quello nella fase di gioco. Secondo i ricercatori tedeschi, i cori dello stadio possono motivare ulteriormente i calciatori, spingendoli a giocare meglio. Un ottimo esempio è rappresentato dalle musiche dei supporter brasiliani che accompagnano la loro squadra. Nei prossimi mesi, il centro di ricerca tedesco avvierà un’indagine proprio sul rapporto tra i cori dei support brasiliani – caratterizzati dai tipici tamburi e dal ritmo di samba– con le performance della Nazionale del Brasile sia in trasferta che in casa.

L’indagine dell’American Psychological Association

A simili conclusioni è giunta anche l’American Psychological Association. Quest’ultima, nel corso del 207-2018 ha selezionato 34 calciatori della Premier League giovanile e li ha sottoposti ad una serie di domande. Analizzando le risposte date dai giovani calciatori ai diversi questionari, gli psicologi si sono accorti di come la netta maggioranza degli atleti fosse solita ascoltare della musica per caricarsi prima di ogni partita. Dalle risposte emerge con chiarezza un ruolo motivazionale della musica. L’utilizzo della musica a fini motivazionali non riguarda solo i giovani calciatori ma anche atleti pluripremiati e famosi come il capitano inglese Rio Ferdinand, vincitore di due Coppe del Mondo e uomo simbolo della Nazionale inglese e del Manchester United. Rio Ferdinand è noto nell’ambiente calcistico anche per le sue playlist di genere hip hop che fa ascoltare a tutti i compagni prima di scendere in campo. Per gli psicologi americani il ruolo emotivo, adrenalinico e motivazionale della musica è evidente in tutte le discipline sportive, non solo nel calcio: non a caso – fanno notare i ricercatori – in tutte le palestre vengono diffuse spesso canzoni ritmate proprio per stimolare gli atleti all’esercizio fisico.

Fonte: https://www.cristianolucarelli.it